Oggi vi vogliamo presentare Tamara Luzzetti, una viaggiatrice seriale come noi che vuole portarci alla scoperta di una Viterbo medievale.
Lasciamo perciò subito la parola a lei e buon viaggio a tutti voi che leggerete questo interessante articolo.

Viterbo Medievale

“Viterbo è triste! E’ tutta grigia!” disse la mia amica cubana appena arrivò in questa città.
Dovette restare delusa dal non ritrovare i vivaci colori dei Caraibi tra le antiche viuzze medioevali del centro storico costruito interamente in peperino, che è appunto una pietra di color grigio.
Infatti, ad un primo sguardo, Viterbo non brilla. Ma se solo si inizia a scavare nel suo passato, ecco che c’è da restare abbagliati dall’affascinante storia millenaria che questa città può vantare.
Una storia che parla di papi e di re, di Federico II e di scomuniche.
Del primo conclave e di una bambina di nome Rosa fatta santa dai viterbesi ma mai dichiarata tale dal Vaticano.
La vivacità di Viterbo non è nei colori dei palazzi. Ma nelle colorite vicende e nei fatti memorabili, a volte inquietanti, che si svolsero dentro le sue cupe mura. 
Una massiccia cinta muraria che custodisce una miriade di gioielli del passato.
Come i suggestivi quartieri medievali e le chiese romaniche, gotiche e rinascimentali, i chiostri, le torri, le casette in pietra e le tantissime fontane. 
Uno spazio urbano di eccezionale pregio che ha mantenuto inalterata la fisionomia medioevale.
Quella che assunse durante quel lungo periodo di accesa rivalità tra il Papato e l’Impero.

Viterbo, l’Imperatore, il Papa e Rosa

Il coinvolgimento di Viterbo nella guerra tra il papa e l’imperatore si è intersecato con la storica ostilità con Roma.
Essa portò Federico I Barbarossa a fermarsi qui per creare un esercito misto di Longobardi e Viterbesi da muovere verso Roma. Con la successiva vittoria e rafforzamento dell’egemonia viterbese.
Nel 1240 Viterbo accettò l’imperatore Federico II come proprio sovrano.
Diventando così una città ghibellina, perché vedeva in lui l’occasione per rendersi autonoma dalla vicina Roma.
Ma al suo interno non scomparve la fazione guelfa, anzi è proprio in questo momento che Rosa iniziò una campagna a favore del papa.
Per rafforzare la fede cattolica e spronare il popolo viterbese alla fedeltà verso la Chiesa.
Una ragazzina che senza alcuna esitazione sfidò l’imperatore, ma non solo.
Sopportò l’esilio e che il giorno della sua cacciata da Viterbo predisse la morte di questo, che di fatto avvenne il 13 dicembre 1250.
Successivamente i Guelfi ripresero le redini della città attirando l’interesse di papa Alessandro IV.
Questo nel 1257 decise di lasciare Roma spaventato dalle cruente lotte tra le fazioni che sostenevano il papato e l’impero. E Viterbo divenne la nuova sede papale fino al 1281.
Di fronte al palazzo papale gli occhi vengono rapiti dalla meravigliosa Loggia dei Papi.
Le orecchie dal racconto del primo e più lungo conclave della storia della Chiesa di Roma.

viterbo

Continua la storia di Viterbo

Passarono ben 1006 giorni, tra il 1268 e il 1271, prima che i cardinali riuscissero a scegliere il successore di Clemente IV.
Tutte le mattine i porporati si recavano al Palazzo Papale per votare ma non riuscivano ad accordarsi, essendosi divisi in due fazioni contrapposte.
Da una parte i filofrancesi e filoangioini o guelfi, che volevano eleggere un altro papa francese.
Dall’altra i filotedeschi o ghibellini che desideravano un Papa italiano. I mesi passavano e non si riusciva ad arrivare all’elezione del nuovo Papa, così il Podestà minacciò i cardinali e questi per risposta lo scomunicarono.
Il malcontento dei viterbesi andava aumentando come pure le pressioni del popolo sul nuovo Podestà e sul Capitano del Popolo.
Tanto che il primo giugno del 1270 questi ultimi fecero prelevare tutti i membri del sacro collegio dalle loro case.
Li chiusero a chiave “clausi cum clave” (da qui la nascita della parola “conclave”) nel Palazzo Papale, comunicando loro che la prigionia sarebbe durata fino a quando non avessero eletto il successore di Clemente IV.
Per accelerare la scelta i viterbesi diminuirono i viveri e scoperchiarono pure parte del tetto, e alla fine venne eletto Papa Gregorio X. Qualche anno dopo venne fissato il protocollo che ancora oggi regola il funzionamento dell’elezione papale. Sulla stessa piazza si trovano il caratteristico Palazzetto di Valentino della Pagnotta e la cattedrale di San Lorenzo.
Il Duomo vide accrescere la sua importanza con l’arrivo della Curia a Viterbo.
Diventando il luogo di incoronazione di ben sette papi e centro degli avvenimenti religiosi e politici non solo della città ma dell’intera Cristianità.
Fu nelle sue navate che riecheggiò la scomunica di Corradino di Svevia, nel giorno di Pasqua del 1268.
Questo fatto che ebbe un’enorme risonanza in tutte le corti dell’Europa.
La notizia della scomunica portava con se il nome di Viterbo e contribuiva ad aumentare la sua fama. Su Viterbo si puntarono gli occhi dell’intero mondo cristiano.

Viterbo, una delle mete vacanziere

Viterbo, già conosciuta grazie alle terme era da tempo una delle mete vacanziere preferite dalle più ricche famiglie romane.
E grazie alla posizione favorevole lungo la Via Francigena che permetteva ai pellegrini d’oltralpe di raggiungere la sede del papato a Roma, una tappa trafficata dai fedeli, che qui alloggiavano e trovavano ristoro.
Durante il Duecento la città fu abbellita dalle molte opere promosse dai pontefici.
La città si arricchì di eleganti palazzi e di numerose case-torri, di chiese e fontane dalle forme tipicamente medioevali.
Il centro storico e i monumenti perfettamente conservati imprimono a Viterbo un fascino particolare.
In special modo i quartieri di San Pellegrino e di Pianoscarano, esempi di contrade dei secoli XIII-XIV, mantenutisi integri attraverso i secoli.

viterbo

Tra passato e presente a Viterbo

Tra i vicoli e le piazzette del quartiere di San Pellegrino sono ancora visibili i cortili, le torri, gli antichi palazzi con i loggiati e le scale esterne note come “profferli”.
Tutti nella tipica pietra peperino che da un tono lugubre e fiabesco ad uno dei rioni medievali più grandi d’Europa.
Quest’atmosfera si perpetua nel quartiere di Pianoscarano, dove le case sono più semplici in quanto antiche abitazioni di artigiani e contadini.
Le strette viuzze sfociano nelle due piazze principali: quella dove svetta la bellissima chiesa di Sant’Andrea.
E l’altra con al centro la Fontana del Piano, una delle classiche fontane a fuso, famosa per essere stata protagonista della sommossa scoppiata tra il seguito cardinalizio di Papa Urbano V, di ritorno da Avignone e la popolazione di Pianoscarano.
Fu proprio in questa fontana, infatti che il servo di un cardinale lavò il cane, e poiché i cittadini la usavano per tutte le loro necessità quotidiane, una donna protestò, i francesi la maltrattarono e i viterbesi scatenarono una battaglia contro il papa.
La reazione del Papa alla rivolta fu violenta e portò alla morte di molti cittadini e alla distruzione di torri e abitazioni della zona, oltre alla Fontana del Fuso che fu ricostruita circa dieci anni dopo.
Un’altra antichissima fontana a fuso è quella situata in piazza della Crocetta di fronte alla chiesa di Santa Maria in Poggio.
Luogo di sepoltura della piccola Rosa. La fontana è nota anche come “Fontana di Santa Rosa” perché è legata a uno dei suoi miracoli.
Mia nonna viveva qui e ogni volta che usciva di casa, guardava la fontana e mi diceva: “Santa Rosa veniva a prendere l’acqua qui. Un giorno un’altra bambina ruppe la sua brocca e per non essere punita dai genitori incolpò Rosa. Ma la santa si chinò a raccogliere i cocci e diede la brocca integra alla bambina.” “Ha fatto una magia?” Chiedevo io. “No, un miracolo.” Rispondeva mia nonna. Io la guardavo e pensavo che fosse la stessa cosa.
Ma in fondo, per noi bambini viterbesi tutto il culto della nostra patrona veniva vissuto come una bellissima favola che aveva il lieto fine nella contemplazione della macchina di Santa Rosa davanti al suo santuario.
Questo fu costruito nel 1850 sulla base di edifici succedutosi precedentemente e annesso al convento delle Clarisse, quell’ordine nel quale Rosa aveva intenzione di entrare ma che le fu negato. Si narra che in risposta al netto rifiuto della superiora, la Santa predisse, che se non l’avessero accolta da viva, lo avrebbero fatto da morta.
Ed effettivamente nel 1258 papa Alessandro IV vi fece traslare il corpo carbonizzato dell’omonima santa, che dopo un incendio fu ritrovato perfettamente integro.

Booking.com

La macchina di Santa Rosa, l’antica festa di Viterbo

Il 4 settembre in ricordo di questo episodio, i viterbesi celebrano Rosa con una festa straordinariamente suggestiva che vede il suo momento culminante nel trasporto della cosiddetta macchina di Santa Rosa. Una torre alta circa trenta metri, cinquanta quintali di peso, illuminata dalla luce viva di tante fiammelle e portata a spalla da oltre cento uomini lungo un difficile percorso nelle strette vie del centro storico. Un evento unico al mondo, riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità, che si ripete da più di settecentocinquanta anni, e che sempre riesce a sorprendere, affascinare e incantare chi ha la fortuna di potervi assistere.

viterbo

Tutte le foto, compresa quella di copertina, sono di Patrizia Scardozzi.

Se anche voi volete vedere pubblicato il vostro articolo, potete scrivere per noi!
Potete raccontare di un viaggio, farci conoscere la vostra città oppure una ricetta senza glutine.
Scriveteci a saretta@iriseperiplotravel.com