a me piace lavorare

A me piace lavorare di Tiziano Tani

Non solo romanzi, infatti oggi vogliamo consigliare un libro di poesie dal titolo A me piace lavorare scritto da Tiziano Tani.
L’autore lavora nel luogo che tutti sognano: in una biblioteca civica, in più ha curato molti testi nell’ambito di ricerche di psicologia culturale.
Venite a conoscere insieme a noi qui di seguito di cosa parla questa raccolta di poesie e non perdetevi l’intervista all’autore.

Di cosa parla A me piace lavorare?

A me piace lavorare è una raccolta di poesie dell’autore, diviso in due diverse parti.
Nella prima parte ci sono poesie della giovinezza, scritte negli anni 90 prima che il filo narratore dello scrittore si spezzasse.
La seconda parte di questa raccolta sono poesie dedicate ad Amelia Rosselli, che con un delicato processo creativo l’autore torna a sentire il suo io interiore.
Imponente nel finale la presentazione della prossima pubblicazione, il libro “Una straordinaria avventura in Portogallo”.

Leggere le poesie di Tiziano Tani è stata un’esperienza incredibile, si denota tutto il suo amore e la sua passione per la letteratura.
Scrivere una poesia è come aprirsi completamente con se stessi e con la propria interiorità, lasciandola scaturire in armoniosa prosa.
Leggere invece una poesia, sempre meglio a voce alta per interpretarla e capirla nel giusto modo, aiuta a connettersi con i sentimenti dell’autore.
L’anteprima del nuovo libro è un ottimo inizio per un racconto di viaggio che non vediamo l’ora di leggere fino in fondo.
Anche perchè la scrittura di Tiziano Tani è fluida e meritatevole, questo sarà un racconto sul Portogallo come pochi sono stati pubblicati.
Davvero molti complimenti all’autore, ci ha fatto davvero piacere conoscere lui e la sua scrittura creativa, vi consigliamo di leggere questa raccolta di poesie.

Intervista all’autore Tiziano Tani

Dopo aver letto il libro di poesie A me piace lavorare, volevamo sapere qualcosa di più sull’autore Tiziano Tani.
E lui è stato così gentile di rispondere alle nostre domande, leggete la sua intervista per conoscerlo meglio.

Ciao Tiziano, raccontaci chi sei e come nasce la tua voglia di scrivere

Vi ringrazio per l’ospitalità e l’interesse nei miei confronti!
Per descrivervi come sono fatto, vi confesso che ero molto intimorito all’idea di dare un’intervista.
Perché non mi piace parlare di me e non sono il tipo che parla senza esitazioni di ciò che fa.
Perché so che poi me ne pentirò (sicuramente mi scappa di dire qualcosa di troppo che avrei preferito tacere).
Effettivamente sono molto riservato e, in alcuni contesti, così silenzioso e appartato da risultare irritante. Mia moglie dice che starei bene in un monastero, credendo di rivolgermi una critica “pesante”. Comunque, per sciogliermi un po’, ho potuto prendere spunto dalle altre interviste del vostro blog, che mi hanno confortato e spronato ad aprirmi.
Perché ho potuto riconoscermi in molte cose dette dagli altri scrittori/viaggiatori.
Paolo Ciri dichiara, per esempio, in modo onesto e diretto che non vuole scrivere ma comunicare.
Qualcosa del genere potrei dirlo anch’io perché avrei voluto scrivere un solo libro (e ci sono andato molto vicino).
E non per questo definirmi uno scrittore e dedicarmi prevalentemente alla comunicazione che il web consente di realizzare in molti modi (più avanti vi spiego come).

Mi piace anche la sincerità di Aquilino che dice: “Non vado al ristorante, non viaggio, non faccio nemmeno più vacanze, sono un poco orso. Leggo molto, curo il giardino, scatto fotografie”.
Poco oltre dichiara che la scrittura gli permette di esprimere se stesso, cosa che odia fare oralmente. Siamo su un “social media”, quindi certe affermazioni sembrano stonare.
Ma la realtà è complessa e contraddittoria e io mi riconosco in un atteggiamento simile, un po’ bipolare: scrivo sì, ma comunico poco al riguardo!
Condivido anche quanto dice Maria Tedeschi sull’invisibilità, che può colpire tutti e in particolar modo cala come un sipario sulla vita di chi sta invecchiando.

La scrittura è un ottimo strumento per comunicare ed esprimere se stessi sottraendosi al giogo della visibilità.
Che in fondo ci costringe a mercanteggiare sulla nostra personalità rincorrendo un facile successo purché la nostra “bella presenza” (da noi presunta o dagli altri pretesa) e i nostri modi affabili (altrettanto presunti e pretesi) siano graditi al pubblico.
La cosa straordinaria, effettivamente, è che si può scrivere in modo anonimo.
Una scelta in assoluta controtendenza rispetto al pervasivo e onnipresente bisogno di farsi vedere e di mettersi in mostra.
Ho scelto perciò una via di mezzo, e spero di poter comunicare il più possibile attraverso lo “scritto”.
Ormai facilmente condivisibile in rete, relativamente alle mie pubblicazioni e al mio lavoro sul web.
Curo un sito dedicato alla valorizzazione di luoghi adatti al turismo delle famiglie: www.turismofamiliare.it.
Una cosa che posso aggiungere su di me è che la passione per la scrittura è stata molto forte in gioventù.
Quando ammiravo nella figura del poeta (dei grandi poeti) l’artista dedito all’assoluto, all’essenzialità e alla verità.
E’ stato un apprendistato esigente l’aver rincorso una modalità espressiva tanto rigorosa quanto dissoluta.
Potete immaginare quante copie si vendono di una raccolta di poesie rispetto ad un romanzo!
Ma anche affascinante e, devo ammettere, la bellezza pervasiva della poesia non ha smesso di appagarmi e di farmi sognare…

a me piace lavorare

Da dove nasce l’idea di questo libro di poesie, A me piace a lavorare?

Quando scrivevo poesie, esse sgorgavano da un flusso creativo ininterrotto e qualsiasi cosa (libro, evento, persona incontrata) mi dava lo spunto per scrivere.
Per quanto riguarda questa raccolta l’idea nasce successivamente ad una lettura pubblica delle mie poesie da parte di un mio amico e poeta fatta in Spagna.
Per tanti anni in cui le poesie erano state chiuse in un cassetto (dato che il flusso si era esaurito).
Ma è bastato sapere che qualcuno potesse nuovamente essere interessato a loro che ho pensato fosse giunto il momento di pubblicarle.
Avevo deciso di chiudere con quella fase, stavo scrivendo in prosa e pensavo di rimandare la scrittura in versi ad un altro periodo della mia vita.
Per quanto riguarda il titolo, posso raccontarvi che mi sentivo ormai così lontano psicologicamente da quel momento compositivo.
Che ho scelto di proposito uno slogan un po’ sopra le righe, come scrivo in una nota.
Incongruo e sarcastico rispetto al contenuto del libro ed ammiccante nei confronti dei lettori.
Le poesie, che rispecchiano le mie letture “impegnate” ed impegnative dell’epoca, testimoniano tra l’altro la ricerca costante di significati ultimi, esistenziali e dei conseguenti disorientamenti.
Nonché la rappresentazione ovviamente molto soggettiva di un sentimento amoroso sfuggente ed enigmatico.
Spero trovino nuovi lettori, curiosi ma anche esigenti.
perché credo che abbiano ancora molto da rivelare questi versi giovanili, un po’ febbrili e pieni di interrogativi.

Hai già qualche idea per la tua prossima pubblicazione?  Puoi svelarci qualcosa?

In effetti già in “A me piace lavorare” è contenuta l’anticipazione (in appendice) di quello che sarà, fino ad oggi, l’unico libro da me scritto in prosa.
Si intitolerà “Una straordinaria avventura in Portogallo”.
Dovrebbe essere pubblicato a breve, ma non mi sbilancio sulle date a causa della sua lunghissima gestazione.
Ho cominciato a scriverlo nel 2002 e, dopo averlo finito più o meno un anno dopo, è stato da me sottoposto ad una serie di revisioni successive.
La pubblicazione è stata rimandata più volte perché nel curarne l’uscita mi sono dato un giudizio molto severo su di esso.
Avendolo utilizzato come una sorta di banco di prova, come un esperimento di scrittura, non avrebbe “tecnicamente” un pubblico, ma solo ipotetici lettori “revisori” in grado di valutarlo e indicare ulteriori correzioni e nuove stesure (come ho fatto io fino ad oggi, in modo un po’ maniacale).
Sono comunque arrivato alla conclusione che sarà pubblicato in modo che possa testimoniare la mia prova “in prosa”, che non davo affatto per scontata (credevo che avrei scritto solo versi).
Perché ritengo comunque che contenga una rappresentazione significativa del mio modo di scrivere, almeno di un lungo periodo della mia vita.
Nello stesso tempo mi offre l’occasione di svoltare con quel periodo e di pormi sulla soglia di ulteriori sviluppi, chissà, forse mi dedicherò ad un romanzo…

Il libro racconta il viaggio di quattro amici in Portogallo.
Si tratta di un resoconto puntuale, lineare e cronologico; ma qualcosa accade e turba l’ordinario susseguirsi degli eventi: un’amicizia incrinata, un’altra compromessa, i trent’anni che avanzano come un rullo compressore.
E le riflessioni dei quattro si sciolgono al rientro, di fronte alla inquietante certezza della quotidianità ritrovata; capiranno così che nello “stra-ordinario” si è manifestato lo straordinario.

Ovviamente, come promette il titolo, “Una straordinaria avventura in Portogallo” ha come scenografia (tutt’altro che secondaria), lo splendido paese iberico, da me molto amato.
Ma di questo aspetto del libro vi parlerò in un Guest Post dedicato…

A me piace lavorare è edito da Lampi di Stampa, per la categoria Poesie.

Per altri consigli di lettura potete consultare la nostra sezione Libri e Viaggi!
Se anche voi vorreste vedere pubblicata la recensione del vostro romanzo e l’intervista all’autore, affidatevi noi!
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