Questo racconto è stato scritto da una nostra nuova reporter di viaggi, lei è Cristina e oggi ci racconterà della sua Dubai.
Cristina si definisce vagabonda per il mondo, nel 1999 partì con il progetto Erasmus in Germania per dieci mesi e non è ancora tornata a casa.
Con lei inauguriamo la nuova categoria del blog, con i guest post di chi come noi ama viaggiare per il mondo.
Scopriamo come era la Dubai tra il 2008 e il 2009, quando Cristina lavorava come guida turistica.

Dubai… Ai miei tempi di Cristina Pellegrino

Provate a cercate su internet informazioni su Dubai, nella lingua che preferite, tanto i risultati saranno sempre gli stessi.
“… negozi di lusso… edifici ultramoderni… vivace scena notturna… Burj Khalifa… Dubai Fountain… isole artificiali… ecc. ecc.”
Dubai ha iniziato a suscitare l’interesse e la curiosità del mondo verso la fine degli anni 90.
Dopo una decina d’anni è diventata famosa e oggi la conosciamo per gli hotel più lussuosi del mondo, la torre più alta del mondo, il centro commerciale più grande del mondo, il mondo racchiuso nel “Mondo”, ecc. ecc.
Insomma, Dubai ha sempre puntato in alto, in tutti i sensi, ed è riuscita ad arrivarci.
Si è trasformata, infatti, da piccolo e anonimo villaggio di pescatori spiaggiato da qualche parte sul Golfo Persico tra l’Arabia Saudita, l’Oman e lo Yemen, in una delle città più amate e allo stesso tempo più snobbate del mondo.
Dubai in effetti è la città degli eccessi e dei contrasti.
O la si ama o la si odia. Ma di una cosa sono certa: difficilmente questa città lascia indifferenti.

Booking.com

Lavorare a Dubai qualche anno fa

Ai turisti che portavo in giro per gli Emirati, soprattutto a quelli che la giudicavano in maniera un po’ più severa, dicevo sempre:
“Questa città può piacervi o meno, ma sicuramente incuriosisce e attira a sé come una calamita e il fatto che voi siate qua, pur disprezzandola, lo dimostra.”
Già, perché io ho vissuto a Dubai per un certo periodo. Dal 2008 al 2009, un anno e mezzo per l’esattezza.
Lavoravo come guida turistica per il gruppo Emirates.
Mi fa ancora un certo effetto ricordare che facevo parte di un’azienda di fama mondiale e che il mio “capo” fosse lo zio dello sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, vice presidente degli EAU nonché Emiro di Dubai.
“Sua altezza… His Highness… Ihre Hoheit… Son Altesse…” Sì, lo ripetevo sempre in quattro lingue, perché è stato proprio grazie alle mie capacità linguistiche che ho ottenuto quel lavoro a Dubai, così come tutti gli altri lavori in giro per il mondo.
Tutto avevo imparato in quattro lingue: la storia degli EAU, la geografia, la religione, il sistema “politico”, l’economia, i progetti, le attrazioni, il mercato immobiliare, insomma, tutto, dalla A alla Z.
Era il mio lavoro ed era un lavoro bellissimo! Per questo mi permetto di dire che ai miei tempi Dubai era famosa, oggi, ahimè, è sputtanata.

Com’era e cosa è diventata

Ormai è la meta preferita di Vip, imprenditori, investitori, influencer, travel blogger, fashion blogger, food blogger, shopping blogger e chi più blogger ha più ne metta.
E quando li vedo o li sento parlare, penso sempre: vi piace vincere facile. Eh, sì, perché ora è cool andare Dubai. 
Ai miei tempi, invece, era una ancora meta esotica, la città così lontana eppure così vicina grazie ai collegamenti aerei che sono diventati sempre più frequenti e veloci.
Già, perché oggi Dubai è proprio dietro l’angolo.
La prima volta che ci andai io, a febbraio del 2008, per i vari colloqui, non c’erano ancora voli diretti da Roma, ergo si faceva ancora scalo a Milano!
Non si può certo negare che sia  piazzata in un punto strategico: vuoi andare alle Maldive? Fai scalo a Dubai. Vuoi andare in Australia? Fai scalo a Dubai.
Vuoi andare in Papua Nuova Guinea? Fai scalo a Dubai.
E se vuoi andare in America, che è dalla parte opposta, un salto a Dubai faccelo comunque.

Una città “da sveltina”

Infatti, Dubai ai miei tempi era piena di stop over, di gente che ci passava per raggiungere tutt’altra destinazione e credo che sia ancora così, anche se qualcosa a quanto pare è cambiato.
Quando ci vivevo, mi faceva un po’ tenerezza, perché nessuno ci atterrava perché voleva andarci.
Era più una tipa da “sveltina”, prima di raggiungere il vero oggetto del desiderio.
Insomma, Dubai ai miei tempi era più “una da ’na botta e via”. 
Quello che voglio dire è che dieci, quindici anni fa nessuno si prendeva un po’ di tempo per scoprirla davvero.
Due, tre giorni erano più che sufficienti, dicevano le agenzie di viaggio.
Ed io mi arrabbiavo, perché in realtà in due, tre giorni si visitavano le solite cose: la pista da sci all’interno del Mall of Emirates, la Palma Jumeirah con l’Atlantis.
Il Burj Al Arab, il Jumeirah Beach Hotel, Dubai Marina, il Madinat Jumeirah, la Dubai Fountain.
Insomma, ci si fermava all’aspetto esteriore senza arrivare al cuore di quella città, così come ci si avvicina ad una donna solo per toglierle la biancheria intima, saltando a piè pari i preliminari!

La vera bellezza e la storia di Dubai

Raramente mi chiedevano di Deira, del museo di Dubai, di Bastakia, del Dubai Creek, dei piccoli bistrot pakistani in mezzo alla sabbia, del mercato delle spezie, del deserto vero, non quello dei safari organizzati.
Quasi nessuno veniva per conoscerne la storia.
Tutti venivano solo per ammirarne l’audacia, la sfrontatezza, lo sfarzo, il coraggio di creare tutto ciò che altrove non era neanche stato immaginato.
Ok, è vero, non è che avesse una storia millenaria, ma un passato ce l’aveva, tant’è vero che da una specie di piccola fiammiferaia attaccata un po’ da destra e un po’ da manca, ha avuto il coraggio di osare e soprattutto di fidarsi e affidarsi alle visioni di Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum.
Non era certo da tutti crederci! Invece lei ci ha creduto così tanto da lasciare le infradito sulla spiaggia e indossare delle Louboutin con tacco dodici per sfilare sul red carpet del mondo e tutti in prima fila a guardarla inebetiti, quasi stessero ammirando Marilyn Monroe nella scena cult del vestito.

dubai

La vera ricchezza si vede dal verde sgargiante della città

Che poi la vera ricchezza io non la vedevo in tutte queste costruzioni futuristiche.
Per carità, tanto di cappello, straordinarie, ma vi siete mai chiesti se sia naturale avere vialoni chilometrici alberati, rotatorie col praticello inglese e i fiori più disparati, migliaia e migliaia di piante che si vedono lungo l’autostrada nel bel mezzo del deserto? Secondo voi è naturale? No! Sono stati piantati!
E avete un’idea di quanto costi piantare, curare e fra crescere alberi, piante e fiori in mezzo al deserto?
Certo, direte voi, di acqua ne hanno a bizzeffe, ma… lo sapete che prima di annaffiare tutto quel verde, l’acqua che prendono dal mare deve essere desalinizzata?
E avete una vaga idea di quanto costi? Eh, appunto… In questo vedevo io la vera ricchezza di Dubai, nel verde sgargiante che riempiva non solo la città, ma anche il deserto attraverso un sistema di irrigazione a dir poco ingegnoso (e costosissimo).
Che poi, giacché ci sono, fatemelo togliere un altro sassolino dalla scarpa: voi fanatici di Dubai che postate foto di voi di fronte al Burj Al Arab e sotto il Burj Khalifa almeno tre, quattro volte l’anno, imparate a pronunciare la parola Burj come si deve, vi prego, che Dubai è strapiena di Burj e sentire ogni due per tre “Buri”, che fa pensare veramente ad un’abbreviazione orripilante degli influencer 4.0, tipo “amo(re)”, “simpa(tico), “fanta(stico)”, e via discorrendo, fa davvero accapponare la pelle perché mostra una completa mancanza di curiosità nei confronti del posto che reputate tanto cool.
La “j” si pronuncia come una g prolungata e addolcita, un po’ alla francese. Scusate, ma erano più di dieci anni che ce l’avevo sul groppone ’sta cosa.

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