Eccoci con un nuovo appuntamento con uno dei guest post di Susanna Trippa, un racconto intitolato Il pullman verso l’Oriente.
Questo fa parte di alcuni racconti On The Road sul “viaggiare nei primi anni Settanta”, estrapolati dal suo romanzo Come cambia lo sguardo.
La ringraziamo di cuore per questi racconti di viaggio , che sono sempre affascinanti, potete anche leggere Viaggio nel tempo: A Bologna nei primi anni Settanta.

Il pullman verso l’Oriente

L’anno dopo andammo in Afghanistan. Era il 1977, poco prima dell’invasione russa.
Il nostro equipaggiamento si era evoluto: non più gli zaini militari, ma quelli che a noi parevano il massimo del comfort, di nylon e con intelaiatura in alluminio leggero.

Per arrivare in Afghanistan viaggiammo in autostop da Bologna al confine con la Turchia, senza cambiare un soldo, con solo un salamino, del pane e un pezzo di pecorino, ospiti di turisti che ci offrivano qualcosa agli autogrill e soprattutto di camionisti.
Ricordo uno slavo, innamorato dell’ancora vivo e mitico Tito, che divise con noi salame e peperoncini verdi deliziosi e ultra piccanti.
Quando tre anni dopo Tito morì, pensai all’amico camionista e ai tanti altri, innamorati del grande comandante, consapevoli che solo lui poteva tenere insieme l’intricato puzzle della Jugoslavia.
Quasi al confine con la Turchia, ultimo passaggio nel cassone d’un camioncino a vedere l’alba tra enormi girasoli che sfilavano ai lati della strada.

Libraccio - Giardino Libreria marzo 2023

Poi basta. Avevamo deciso che da là in poi l’autostop sarebbe stato pericoloso.

A Istanbul ci fermammo due o tre giorni, mi pare. Il Galata Bridge sulle acque del Bosforo, la moschea blu e Santa Sofia… i bazar… la sensazione inebriante di essere quasi in Oriente, davvero a cavallo fra due mondi.
E soprattutto il pellegrinaggio al mitico bar, indicato dalla nostra guida alternativa, famoso perché c’erano stati anche i Beatles.
E quando entrammo in quel caffeuccio scuro e un po’ sporco, vedemmo in effetti una loro foto appesa alla parete e anche, imponente dietro il bancone, l’altrettanto mitico proprietario del bar, Jenner il «re degli hippies».

Dopo Istanbul, da Erzurum fino a Mashad e poi ancora avanti attraverso l’Iran, avremmo preso un pullman leggendario, con musica arabeggiante a tutto volume di giorno e di notte e uno sfolgorio di lampadine multicolori davanti e dietro e immaginette e scritte, che ci avrebbe portato, in quattro giorni di viaggio ininterrotto, fino all’Afghanistan.
Ma prima ci fu la tappa al confine con l’Iran: una notte intera fermi là, sul pullman, perché gli uffici riaprivano solo al mattino.
Quella notte contemplammo il monte Ararat, con la sua cima innevata, e le stelle e la luna che rischiaravano tutto l’altopiano.

FCOM Fantasyland marzo 2023

Il pullman verso l’Oriente: Poi entrammo in Iran.

Il deserto lunare, di giorno e di notte, così diverso dai nostri paesaggi da non parere vero.
Era il Ramadan. Al tramonto e all’alba, gli uomini incontrati nelle soste si chinavano fino a terra a pregare verso il sole che moriva e poi sorgeva di nuovo; non l’autista, però, che, se non ricordo male, non era tanto praticante e beveva birra.
Passavamo accanto ai villaggi, ancora con i canaletti di scolo all’aperto, dove ogni singola casa di fango seccato aveva però l’antenna per la TV.
E nelle soste, accanto al riso, alle spezie e a quei pezzetti di carne in umido, sempre Coca-Cola. Era ancora, per pochissimo, l’Iran dello scià Reza Pahlavi.

Intanto tentavo di reggere alla diarrea in agguato e alle notti che trascorrevo per lo più sveglia sul sedile del pullman, che ormai odiavo, e con nelle orecchie quella musichetta a tutto volume che odiavo ancora di più.
Si resisteva anche alle interminabili attese in frontiera contemplando, così per passare il tempo, pareti zeppe di foto e descrizioni di come gli occidentali, soprattutto giovani e fricchettoni come noi, trovati in possesso di droga, fossero buttati a marcire nelle loro carceri.
Anni e anni di carcere terribile – il film Fuga di mezzanotte non credo esagerasse poi tanto – quando poi, usciti dalla sgangherata frontiera, già da subito frotte di ragazzini ti offrivano il «fumo».
Sotto la guida del tanto invocato e «rivoluzionario» Khomeini, il turismo praticamente sarebbe scomparso, per cui il problema non si sarebbe più posto.

                                                                                                 (continua)

Se volete conoscere meglio Susanna Trippa, potete leggere le recensioni e le interviste all’autrice dei romanzi Il viaggio di una stella e I racconti di CasaLuet.

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