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Susanna Trippa e la raccolta I racconti di CasaLuet

Essendo rimasti affascinati dalla scrittura dell’autrice Susanna Trippa con il suo Come cambia lo sguardo, abbiamo letto un altro suo libro.
Questo di cui vogliamo parlarvi oggi si intitola I racconti di CasaLuet, una raccolta di storie intrecciate tra loro.
Continuate a leggere il nostro articolo per sapere di cosa parla questo libro e non perdetevi la seconda intervista all’autrice!

Inizia a leggere I racconti di CasaLuet di Susanna Trippa!

Di cosa parla I racconti di CasaLuet di Susanna Trippa?

Come dicevamo I racconti di CasaLuet è una raccolta di storie che spaziano in diversi argomenti e luoghi, ma che in qualche modo rimangono intrecciati.
Il filo che unisce tutti quanti i racconti è proprio CasaLuet, le storie vanno dal racconto giallo, a quello rosa fino al surreale e sognante.
Sono sei i racconti di questa raccolta, dove la natura e le emozioni scaturite sono i veri protagonisti delle storie.
Verso il finale un capitolo intitolato “Conchiglie, cozze e vongole” dove si trovano storielle e appunti dell’autrice scritti a ruota libera.

Susanna Trippa riesce con la sua scrittura raffinata e leggera a intricare una rete di racconti accattivanti e affascinanti.
Uno di quei libri che all’inizio pensi “leggero un racconto ogni tanto” ed invece ti ritrovi incollato alle pagine fino a che ti accorgi che è finito!
Abbiamo apprezzato ogni racconto di questo libro, ed ognuno ci ha portato a riflettere sulla morale.
Adoriamo lo stile inconfondibile dell’autrice bolognese che è anche in questo romanzo semplice ma per niente banale, viscerale ma mai pesante.
Solitamente non consigliamo un racconto piuttosto che un altro, soprattutto perchè è la rete di racconti che chiude il cerchio.
Ma stavolta dobbiamo dirlo, tra i sei racconti ne abbiamo preferito uno, Liverpool Station, il quale abbiamo letto con più foga degli altri.
Lo abbiamo trovato un racconto dolce, molto più di una storia d’amore e con una colonna sonora blues che fa da sottofondo.
Leggete I racconti di CasaLuet e poi ci saprete dire qual’è il racconto che vi ha toccato il cuore e l’anima.

L’intervista all’autrice Susanna Trippa

Ad ogni piccola intervista scopriamo sempre un nuovo tassello sull’autrice e sul suo magnifico lavoro di scrittura che ci regala con i suoi romanzi.
Vi diciamo subito che a Susanna piace scrivere e raccontare sempre molto, ma seguite questa intervista perchè ogni volta ne vale la pena!

Ciao Susanna, da dove arriva l’idea di questa raccolta di racconti? E cos’è CasaLuet?

I sei racconti nascono nella mia mente da un incontro o da una situazione; solo uno I tre porcellini si riferisce ad un fatto realmente accaduto a mio padre durante la seconda guerra mondiale.
Oltre ai racconti, c’è la raccolta finale Conchiglie, cozze e vongole composta da “scritti in libertà” tra riflessione e immagine, che attengono alla sfera più intima; rispetto ai racconti veri e propri sono più liberi da quella che è una trama.
In realtà, quest’ultima parte finale è quella che ho scritto per prima, dando così il via all’avventura della scrittura.

I racconti veri e propri sono storie che si dipanano in differenti spazi e tempi: in viaggio tra Parigi e la Normandia, da Londra fino alla calma apparente di un laghetto in collina, dal buio di una grotta fino al silenzio lunare, dalla Bologna del ‘44 a folletti saltellanti, da palloncini liberati a ricordi del passato.
Nascono dall’osservazione di persone, situazioni o comunque di qualcosa che comincia a frullarmi in testa e mi accompagna nelle mie giornate.
Appuntamento alle sette, dove il protagonista maschile Mac vende surgelati a domicilio, nasce dall’occasione pratica di un periodo in cui anch’io utilizzavo questo servizio, e così, mentre l’autista risaliva sul furgoncino e se ne andava, mi accadeva d’immaginare il suo “andare” per tutta la giornata, cosa gli poteva passare per la testa…gli incontri che avrebbe potuto fare…etc.
Meb e John di Liverpool station, coniugi di mezz’età che suonano insieme da una vita, per me sono John Rembourn e Jacqui Mc Shee… la loro storia è nata così… mentre li ascoltavo ad un concerto.
In questo modo nascono pian piano i personaggi… e ti accompagnano nelle ore della giornata.
Usando una distinzione un po’ brutale, i racconti hanno almeno due strati di lettura: la prima è quella di un intreccio in cui colpi di scena e mistero irrompono nella quotidianità; appena sotto s’individua il secondo strato, a sua volta a varie pelli come quelle della cipolla.

CasaLuet esiste davvero e si trova in Valcavallina.
Mi è sempre parsa una piccola nave ondeggiante, pericolosamente inclinata tra musiche celtiche e squassamento di rami d’abete appena fuori dalle sue finestre ad abbaino.
Vi abito da un po’ di anni e da un po’ di anni scrivo. Ma chi scrive poi, io o la casa?
La buffa casetta di legno dal tetto aguzzo scivola attraverso le stagioni, assorbe ogni accadimento e infine mi trasmette le sue sensazioni.
Forse io sono solo un tramite, ho pensato a volte.
Le vicende dei racconti partono da situazioni per lo più quotidiane, anche se a volte in geografie lontane.
Ma il vero lontano è poi il filo invisibile, o anima del mondo, che vibra e sottende ogni nostra azione fino al più impercettibile battito d’ali.
Stanno nella vita, come nella conca delle mani unite a trattenerli, il dolore e la gioia, come un grande mistero che non possiamo comprendere.
L’unica nostra forza è quella di accettare sul serio di non potere comprendere, e di seguire ugualmente, e in ogni caso, quel filo interiore che ciascuno di noi sente volto al bene.

Quanto della tua vita reale è presente nei tuoi romanzi?

Per quanto riguarda I racconti di CasaLuet, ho già accennato a situazioni osservate che a volte danno il la alla scrittura.
Come accade nell’osservazione di un quadro, c’è un punctum che, più di ogni altro, attira l’occhio di chi guarda.
In egual modo nasce una storia…da un personaggio o anche da un particolare, all’apparenza insignificante.
Poi penso che molto di se stessi, del proprio mondo emozionale o di riflessione si riversi sul foglio, insieme alla storia che i personaggi magicamente creano quasi da soli, come scrive Stephen King nel suo significativo On writing.
I racconti di CasaLuet sono stati per me il riemergere della Scrittura che, anche se in sordina, era sempre rimasta al mio fianco fin da quando – bambina – m’immedesimavo nel personaggio di Jo in Piccole Donne.
Sono animati da personaggi che, come dice bene Stephen King, “s’inventano da soli”; e aggiungo io, “cucendosi addosso ognuno la propria storia”.

Come cambia lo sguardo invece è un’autobiografia ed è nato scandagliando dentro di me, lasciando con calma che i cassetti dei ricordi si aprissero e rilasciassero sulla sabbia i loro fumi del passato come fa la risacca.
Ognuno di noi lo può fare. All’inizio pare di non ricordare, e invece la memoria fa riemergere episodi, sensazioni, persone che parevano del tutto dimenticati. Ricordare – dal latino Re-cor-da-re che significa “riportare al cuore” – perché, come scrisse Rudolf Steiner, “Dietro i ricordi sta il nostro Sé”.

Quali sono gli autori che più ami e quelli a cui ti ispiri?

Ho amato moltissimo Tolstoj, ed anche Virginia Woolf – di cui ho letto pressoché tutto – molta letteratura americana e inglese.
Della scrittrice e psicoterapeuta Clarissa Pinkola Estées – famosa per il suo saggio Donne che corrono con i lupi – certi suoi poetici libriccini come La danza delle grandi madri e Il giardiniere dell’anima.
Ispirarsi ad un autore… non saprei… la scrittura sgorga – quando si è in fortunato stato di grazia – in modo talmente personale…

Il romanzo I racconti di CasaLuet è edito dalla Casa Editrice Lampi di Stampa per la categoria Narrativa moderna e contemporanea.

Per altri consigli di lettura potete consultare la nostra sezione Libri e Viaggi!
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3 thoughts on “Susanna Trippa e la raccolta I racconti di CasaLuet

  1. Ultimamente mi è capitato raramente di leggere un libro che mi abbia tenuto incollata fino alla fine; adesso mi hai incuriosita, soprattutto con Liverpool Station.

  2. Ciao una raccolta di storie che trovo molto interessante anche se il mio tempo da dedicare alla lettura è generalmente quello estivo- me lo appunto

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