Il guest post di questa settimana racconta il viaggio in Norvegia ed è di uno scrittore italiano, Marco Conti.
Abita a Treviglio in provincia di Bergamo dove lavora come progettista.
E’ sposato, ha due figli e ama trascorrere il tempo libero con la famiglia e gli amici.
La scrittura è una passione che ha origini lontane e che lo ha portato a creare anche un blog, uno spazio su cui scrive e condivide le sue passioni e le sue idee.
Tre giorni poi sarà per sempre è il suo quarto romanzo ed è uscito da pochissimo anche nelle librerie.
Vi lascio qui di seguito in compagnia con il racconto di Marco del suo viaggio nella Norvegia del lontano 1998.

Il racconto del viaggio in Norvegia di Marco Conti

Il giro della Norvegia, è un viaggio che feci nel 1998 insieme a due amici e due amiche.
In 15 giorni, partendo da Oslo, percorremmo qualcosa come 7500 Km (una media di circa 500 Km/giorno).
Niente cellulari e navigatore satellitare, solo una piantina ben dettagliata comprata in Italia prima di partire, tanto spirito di avventura e una minima conoscenza dell’inglese.

Un viaggio che non dimenticherò mai: la Norvegia è una terra straordinaria, tutta da vedere e facile da girare.
Ho deciso di raccontare questa avventura, per imprimere sulla carta i ricordi che via via si stanno appannando.
Le fotografie riescono in qualche modo a rievocare in me i momenti più belli di questo viaggio.
Spero di mantenere una certa fedeltà con ciò che è realmente accaduto in quell’agosto di ormai 24 anni fa.

Agosto 1998

Dopo essere atterrati ad Oslo, ritiriamo (non senza problemi con la lingua) la macchina noleggiata dall’Italia, una Nissan Primera.
Partiamo subito, come da programma, alla volta di Lillehammer a circa due ore di macchina da Oslo.
Abbiamo deciso di fare questa prima tappa, per non appesantire eccessivamente il nostro primo giorno in terra norvegese, consapevoli di ciò che ci aspetta nei giorni a seguire.
Non è una scelta casuale, ma dettata dalla curiosità di visitare, anche se velocemente, la sede delle Olimpiadi invernali del 1994.
Uno degli eventi sportivi di maggior successo nella storia norvegese moderna.
Molte delle arene olimpiche, ancora in uso, sono aperte ai visitatori e rendendo la regione una destinazione molto popolare soprattutto per gli appassionati di sport invernali.

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Lillehammer

Gli affascinanti edifici storici di Lillehammer fanno da sfondo ad un ambiente moderno dove fare shopping,.
Con diversi negozi specializzati, ma non è tutto qua, infatti la città ha una ricca offerta di musei e centri culturali.
Noi siamo solo di passaggio, il viaggio è lungo, quindi ci concediamo solo due passi in centro.
Poi a letto in un grazioso B&B prenotato dall’Italia, dove veniamo accolti in modo molto ospitale.
Dopo una ricca colazione, salutiamo i gestori del B&B e subito partiamo alla volta di Bergen.
Tappa fondamentale prima della partenza, è il Turist Information dove prenotare la camera per la notte.
Siamo alla fine degli anni novanta, non abbiamo navigatori satellitari, né cellulari, quindi ci arrangiamo con la cartina geografica studiata prima della partenza.

Bergen

Il viaggio è lungo ma piacevole, non si contano le soste per fotografare o semplicemente ammirare un paesaggio, uno scorcio, un animale in libertà.
Il percorso viene di volta in volta modificato in base a quello che ci va di vedere.
Ma tutti sappiamo che dobbiamo arrivare a Bergen entro sera.
Il programma steso in Italia ha un solo obbiettivo: Capo Nord, quindi dobbiamo cercare di rispettarlo il più possibile. Come sempre, ci si ferma per il pranzo dove capita; il più gettonato è il Mc Donalds perché ci consente un pranzo abbastanza veloce e completo.
La sera invece, c’è sempre il tempo per prepararsi una cena, dopo una breve spesa presso il supermercato locale. Naturalmente ci si accontenta, non ci sono pretese particolari, l’importante è mettere qualcosa nello stomaco e stare tutti insieme per raccontarsi la giornata.

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Bergen è definita la capitale dei fiordi e gode di un panorama naturale unico al mondo, dove il mare e la montagna si fondono in un contesto suggestivo e poetico.
Caratterizzata dalle sue case in legno col tetto a spiovente, colorate di rosso, arancione, giallo e dagli allevamenti di salmone.

Trondheim

Risalendo verso Capo Nord, i ricordi più nitidi che ancora ho, riguardano la bellissima Trondheim: la porta d’ingresso nel Nord.
Ormai siamo a circa mezza giornata di viaggio dal circolo polare artico, qua fra marzo e luglio i giorni non sono mai completamente bui.
Il sole sorge alle 3.00 e tramonta 20 minuti prima della mezzanotte restando a lungo sulla linea dell’orizzonte.
Mentre nei mesi invernali è la notte a prevalere sul giorno.
Le viuzze acciottolate, i negozi vintage il ricco mercato di pesce, nonché le barche colorate dei pescatori, rendono indimenticabile anche questa tappa del nostro viaggio.

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Il tempo a nostra disposizione non è moltissimo, 15 giorni per un giro di questo tipo vi assicuro che sono davvero pochi.
Quindi decidiamo di farci una 24 ore di macchina per goderci l’escursione alle Isole Lofoten ed avvicinarci sensibilmente all’obbiettivo Capo Nord che risulta essere ancora troppo lontano.
I turni di guida sono stabiliti: siamo in tre a guidare e decidiamo che insieme al guidatore resterà sempre un “copilota” sveglio in modo da non rischiare nulla.
Mentre il terzo si accomoderà sul sedile posteriore insieme alle nostre amiche in modo da poter dormire e riposarsi per qualche ora.

La Lapponia in Norvegia

Attraversiamo la parte norvegese della Lapponia, e ne rimaniamo incantati: I Lapponi detti anche SAMI, sono persone veramente cordiali.
Al nostro passaggio vediamo solo le loro tende che sembrano disabitate, ma in realtà è sufficiente spegnere il motore della macchina per vederli uscire dalle loro tende e venirci incontro.
Ci fermiamo per conoscerli ed acquistare i prodotti di artigianato che, insieme alla pesca ed all’allevamento delle renne, rappresentano la loro fonte di guadagno.
Ricordo che uno di loro, ci ha spiegato che per loro il tempo non esiste, non servono orologi, sono gli animali che gli fanno capire che è tempo di spostarsi in altri luoghi a seconda delle stagioni e della rigidità del clima.
Compro una collanina in legno e la indosso subito.
Sorridono e salutano in modo molto cortese.

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Una cosa che mi ha davvero impressionato, fra le altre è il rispetto dell’ambiente e delle regole di queste persone.
Se il limite di velocià è di 50Km/h su una strada immensa e completamente deserta, lo rispettano come se stessero guidando su un’autostrada imbottita di autovelox.
In terra non si trova un mozzicone di sigaretta.

Isole Lofoten

Arriviamo nei pressi delle Isole Lofoten all’imbrunire e decidiamo di pensare solo a riposarci, la giornata è stata davvero dura.
Ricordo di essermi sdraiato sul mio letto e… null’altro: la stanchezza ha preso subito il sopravvento.

Dopo una lunga traversata in traghetto: circa 9 ore, arriviamo alle Isole Lofoten.
In realtà il viaggio verso le Lofoten dalla terra ferma non è così lungo.
Ma i nostri limiti con l’inglese, ci hanno impedito di capire che stavamo comprando i biglietti per il giro panoramico, non per la tratta diretta.
Ma poco importa: carichiamo armi e bagagli e partiamo.
Il paesaggio che ci regalano questi piccoli villaggi di pescatori, è davvero suggestivo.
Le “Rorbu”, ossia le case dei pescatori tutte colorate di rosso, non sono altro che delle palafitte che si inseriscono in un panorama in cui la natura la fa da padrona.
Sono interamente in legno, spartane ma accoglienti.
Tutte hanno un nome scritto sulla porta d’ingresso, la nostra si chiama Anna.

Tromso e il furgone targato Bergamo in Norvegia

Lasciate le Isole Lofoten siamo pronti per l’ultimo tratto di strada prima di arrivare finalmente a Capo Nord attraversando e fermandoci per una breve sosta a Tromso: la più grande città della Norvegia del Nord.
Ricordo lungo quella strada deserta, immensa e diretta apparentemente verso il nulla, un furgone in lontananza farsi sempre più vicino al punto da riuscire a leggerne la targa: Bergamo!! Incredibile ma vero.
E’ una bella sensazione che ci fa venire nostalgia di casa.
Dopo due chiacchiere con i nostri “compaesani” riprendiamo il nostro viaggio ed arriviamo finalmente a Capo Nord.

Siamo nel punto più a nord dell’Europa, dove si uniscono le gelide acque dell’Oceano Atlantico e Artico, dove una scogliera a picco sul mare è l’unico punto di attrazione nella desolazione generale e dove il sole in questa stagione non muore mai completamente. E’ una cosa da provare, davvero!

L’obbiettivo è raggiunto, siamo felici di quello che abbiamo visto e di come ce la siamo cavata in questi giorni.
Ora si riparte verso Oslo passando dalla Svezia dove ci fermiamo per una notte e dove io e uno dei miei compagni di viaggio decidiamo di uscire in cerca di un Pub e di un po’ di vita dopo tanti giorni di pace e solitudine.
Purtroppo ci perdiamo e non riusciamo a ritrovare il camping dove siamo alloggiati con gli altri 3 compagni di viaggio che ci aspettano nel bungalow affittato per la notte.
Solo la fortuna ci salva: all’ennesima inversione di marcia, svoltiamo proprio di fronte ad un’enorme cartello recante le indicazioni per arrivare proprio al nostro camping….siamo salvi.

Fine del viaggio e pensieri sulla Norvegia

Arriviamo ad Oslo incredibilmente in anticipo di un giorno ed allora ci concediamo finalmente un po’ di relax.
Oslo è una capitale dai due volti: è una piccola metropoli che da spazio anche alla natura che si può trovare a due passi dal centro.
Troviamo un alloggio molto confortevole proprio a ridosso del centro, in una grande casa dove il proprietario, poco socievole ha una collezione d’auto d’epoca e tantissimo spazio nel verde.
La città è godibilissima anche per chi non la conosce.
L’area del porto è davvero pittoresca: ci intratteniamo per una passeggiata e quattro chiacchierare prima del rientro in Italia.

In ogni casa, ostello, b&b in cui sono stato, ho trovato un quaderno su cui chiunque passando poteva annotare le sue impressioni, un pensiero, un commento.
Ricordo che spesso la sera li leggevo, e lasciavo anche le mie impressioni della giornata, del luogo.
Qualcuno, in inglese aveva scritto che ammirando questi posti, questi paesaggi, ci si rende conto che la vita è troppo breve per poter vivere tutto ciò che meriterebbe d’esser vissuto.

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